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Diversi ritrovamenti archeologici attestano già nel neolitico antico la presenza dell'uomo in Sardegna, le cui risorse erano legate alla caccia, alla pesca e a una primitiva agricoltura. Queste condizioni di vita si sarebbero mantenute fino all'età del bronzo. In alcune zone della Sardegna sono stati ritrovati oggetti in pietra e in terracotta, nonché resti di un pasto, pesci e molluschi,  risalenti all'epoca del primo millennio a.c., che presentano non poche somiglianze con altri ritrovamenti fatti in Sicilia e in Africa  lasciando supporre che anticamente vi siano state delle migrazioni.

Il neolitico recente, che si rifà all'età del rame, và distinto in "primario" e in  "secondario" . La cultura primaria è di provenienza straniera e non ha avuto sviluppo interno; dal punto di vista sociale ha una struttura "democratica", in quanto i defunti venivano sepolti in piccole necropoli, con le tombe riunite a gruppi come le capanne del villaggio. La divinità è la "Dea Madre" che simboleggia la fertilità della Terra; il "Dio Padre" è rappresentato da pietre verticali dette menhir.Menhir

La cultura secondaria presenta una organizzazione sociale con struttura "aristocratica" e lo si deduce dalle diverse forme delle tombe, costruite a pianta circolare, con al centro un enorme sepolcro destinato al capo e attorno quelli dei sudditi, mentre gli appartenenti ai gruppi inferiori venivano sepolti in grotte naturali.

Il grande protagonista della preistoria isolana è il nuraghe, si calcola che in Sardegna vi siano oltre 7000 nuraghi e di molti rimangono ancora le strutture complete o parziali. La loro forma e la dislocazione strategica sembrano avallare le tesi più diffusa, secondo la quale si trattava di costruzioni con scopi militari e difensivi, anche se qualche studioso ne attribuisce la destinazione a semplici abitazioni.Bronzetto nuragico Nuraghe La posizione dei nuraghe più complessi fa pensare all'esistenza di una popolazione divisa in tribù, le cui comunità vivevano attorno alle torri per esigenze di difesa da nemici esterni e interni. I bronzetti ci documentano l'esistenza di una società guidata da un capo e composta da sacerdoti, guerrieri, contadini, artigiani e pastori. I famosi bronzetti, ritrovati nella falda di Monte Arcosu, sono i più validi testimoni dell'esistenza di un insediamento di rilievo nella zona di Uta nel periodo nuragico.

Nel momento di maggiore sviluppo della civiltà nuragica, tra il IX e l'VIII secolo, i Fenici cominciarono a frequentare la Sardegna e nel corso del VII secolo la loro presenza divenne stabile. Fondarono le città di Karali, Nora, Bythia, Sulki, Tharros, situate a ridosso del mare, e alcune fortezze più interne come Monte Sirai e Pani Loriga. Nel giro di pochi decenni ai Fenici si sostituirono i Cartaginesi che trasformarono la loro presenza in occupazione militare. Nei trecento anni di dominio cartaginese la Sardegna progredì  sia nell'agricoltura che nel commercio.

Intanto l'isola incominciava a richiamare l'attenzione della potente Roma, le cui legioni iniziarono l'invasione durante la seconda guerra punica, completando la conquista nel 215 a.c.

Su questo periodo storico esistono alcune testimonianze sulla presenza di Uta. Una importante iscrizione di G. Spano del 1862, intitolata "Iscrizioni antiche" riferisce quanto segue: "Un lastrone di marmo bianco, lungo quasi un metro, venne trovato nel salto di Uta nel sito appellato Porceddus in vicinanza de S'Inzidu. Alcuni contadini avendo osservato un promontorio con indizio di antichi edifici, si diedero a farvi uno scavo e vi scopersero molte camere sotterranee, dalle quali estrassero una quantità di ossa e teschi umani. Da un lato trovarono il lastrone. Si vede chiaro che il marmo era dedicato a tre cristiani. Il primo è incerto perché manca la prima linea per esser il marmo tagliato........... Il secondo si chiamava Giovanni ed il terzo Cresconio che visse più o meno (plus minus) 50 (L), morto il 29 di aprile e deposto nel di 24 di agosto. "

Altra testimonianza della presenza di Uta nel periodo romano è data dallo studioso Foiso Fois, nell'opera "I ponti romani in Sardegna": 

"In territorio di Uta, ricercando tracce di un possibile ponte romano sul Rio Cixerri, in località S.Tomaso ho scoperto, incorporate da una siepe di fico d'India, quattro colonne di granito di circa m.2 di lunghezza e cm. 34-40 di diametro........proseguendo le ricerche ho ritrovato tracce della spalla destra di un ponte, di struttura romana, che doveva essere di una sola luce e che la furia delle acque nel corso dei secoli hanno distrutto quasi completamente" 

Il seguente documento fotografico testimonia il ritrovamento, in località Sant'Ambrogio ad Uta, di una base di colonna, riportata alla luce nel novembre 1999 dopo che un'onda di piena del fiume Cixerri aveva eroso una parte del terreno circostante il suo corso.

     

La dominazione romana ebbe termine sette secoli più tardi, con la conquista di Roma da parte dei vandali, che tiranneggiarono l'isola per circa un secolo, fino a quando il generale Belisario, nel 535, riuscì a scacciarli e a porre la Sardegna sotto Bisanzio. Le alterne vicende storiche dell'isola, vanno dall'occupazione dei Goti (552), all'ivasione dei Longobardi (598-599), alle scorrerie degli Arabi e alle aggressioni dei Saraceni (816-17 e 934-35).

Nella prima metà dell'XI secolo i sardi incominciarono a governare autonomamente, dando vita a quattro Giudicati: quello di Torres-Logudoro, quello di Gallura, quello di Arborea e quello di Cagliari.

L'organizzazione amministrativa dei giudicati era fondata su una divisione in distretti territoriali denominati Curatorie. Questi distretti sono di varia estensione e formati da un complesso di Ville, che rispondono alla Villa capoluogo della regione. Tra le altre, nel Giudicato di Cagliari vi era la Curatoria di Decimomannu con Ville Siliqua, Uta e San Sperate. 

Nella seconda metà del sec XI vi fu l'insediamento in Sardegna dei Benedettini, provenienti dall'Abbazia marsigliese di San Vittore, che avevano possedimenti anche a Uta.

Nuove incursioni arabe nel 1015 e l'invasione del musulmano Museto indussero i sardi a chiedere l'intervento delle repubbliche marinare di Pisa e Genova. Ciò valse a scongiurare per ben due secoli il pericolo di invasioni barbariche. Ma l'importanza strategica dell'isola non sfuggì però alle due repubbliche, che se ne contesero a lungo il dominio. Il Giudicato di Cagliari cadde sotto il dominio dei Pisani nel 1258. Nel 1298 Pisa conquistò definitivamente anche il Giudicato di Gallura, nonchè gran parte della Sardegna. Il Giudicato di Arborea fu l'unico a non finire sotto il governo delle Repubbliche di Pisa e Genova.

Nel 1323, dopo lunghe battaglie contro pisani e genovesi, Alfonso D'Aragona riuscì a sbarcare in Sardegna e a ripartire il territorio in feudi per affidarli ad aragonesi e catalani. Per quanto riguarda questo periodo, la storia di Uta viene ormai registrata in atti originali esistenti presso gli archivi statali, inoltre, dalla fine del 1500 in poi troviamo un quasi regolare ufficio di stato civile nelle registrazioni dei "Quinque librorum" effettuati a cura della Parrocchia. Vari sono inoltre gli atti di Stato appartenenti all'Archivio Regio di questo periodo: uno del 3 luglio 1589 ordinava di inquisire contro coloro che "alluavano" le acque di Uta (le intossicavano con l'euforbia) in danno dello stagno di Cagliari.Carlo Alberto riceve le chiavi della città di Cagliari

Con il trattato di Rastadt del 1714 la Sardegna passò all'Austria e, dopo alcune schermaglie tra Austria e Spagna, nel 1718 fu assegnata a Vittorio Amedeo di Savoia. Nel 1831, con l'avvento al trono di Carlo Alberto, la Sardegna fu annessa al Piemonte e, nel 1861 entrò a far parte del Regno d'Italia. In questo periodo Uta vive ufficialmente, i documenti del censimento del 1861 riporta la presenza di 1723 abitanti, per poi arrivare ai censimenti del 1921 che riporta la presenza di 2017 abitanti, suddivisi in 1834 residenti al centro e 183 in case sparse, di cui 477 famiglie, con popolazione di età superiore ai 6 anni pari a 1679 (837 maschi e 842 femmine).

La Sardegna ha conquistato la propria autonomia amministrativa nel 1948 con l'istituzione della Regione Autonoma a Statuto Speciale.

 

 

 

Il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari